
Simone Martini, Miniatura del "Virgilio"
IL NOSTRO PROGRAMMA
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CHI SIAMO
e perché ci presentiamo
alle elezioni
Il nostro è un movimento fatto in casa, senza
grandi nomi, senza sponsores a Roma o Firenze, senza soldi, senza
guru della comunicazione (anche tutto il nostro materiale propagandistico,
simboli e messaggi tv, è casalingo). Siamo cittadini comuni
che chiedono agli altri comuni cittadini di votarci perché
li porteremo con noi in Consiglio comunale.
Tuttavia quello che stiamo offrendo è un
piatto per palati raffinati. Non andiamo in cerca del voto di
chi ha lo stomaco tanto forte da continuare votare per i partiti:
chi ancora non è stato travolto dalla nausea o riesce a
votare tappandosi il naso, continui a farlo. Noi chiediamo il
voto a chi è tanto sensibile da aver capito tutto ed ha
quindi smesso di votare. Gran parte di Quelli di Montaperti non
vota più da tempo. Oggi pensiamo che sia tornato il momento
di votare: contro, non tanto i partiti, ma il potere personalistico
e oppressivo che essi ormai esclusivamente rappresentano.
VOGLIAMO PORTARE IN CONSIGLIO COMUNALE LA VOCE DI CHI NON VOTA!
PREMESSA
La libera Confraternita di liberi Senesi "Quelli
di Montaperti", è nata dieci anni fa per capire i
motivi per cui il semplice pronunciare la parola Siena susciti
ancora tanta commozione nei Senesi.
Cominciammo con l'occuparci dell'arte in senso lato,
domandandoci come sia oggi possibile tanta barbarie rispetto ad
un passato tanto luminoso: basti un'occhiata allo squallore delle
nostre periferie (tra l'altro: neanche una piazza! l'unica costruita
dal fascismo alla stazione è stata distrutta due anni fa).
Siccome era da respingere l'ipotesi di una sorta di razzismo epocale
(una volta nascevano i geni dell'arte in gran copia, ed oggi non
più) pensammo che il problema fosse più squisitamente
culturale e politico. Iniziammo così una sorta d'indagine
basata su una serie di conferenze, di cui molte tenute dal prof.
Mario Ascheri, che portarono ben oltre l'obiettivo che ci eravamo
posti. Arrivammo infatti a concludere che i Senesi, forse inconsapevoli,
guardano con così tanta insistenza al loro passato non
per deteriore campanilismo, come il provincialismo della nostra
intellighenzia spesso è portata a dire, ma come ci guardano
le grandi università anglosassoni (Cambridge, Harvard,
Princeton ecc.): la civiltà comunale italiana non fu solo
uno dei periodi di massima affermazione culturale dell'uomo, paragonabile
solo a quello della Grecia classica, ma anche la formatrice di
quell'originale concetto di libertas repubblicana che rappresenta
tuttora il fondamento del pensiero politico occidentale (come
dire del mondo intero).
Ma giungemmo anche a un'altra affermazione che sta
alla base della nostra elaborazione politica e che forse è
nostra originale: dalla libertà politica di un popolo dipende
la sua ricchezza, dalla ricchezza dipende la cultura e dalla cultura
l'arte. Non c'è produzione d'arte senza cultura, non c'è
produzione di cultura senza ricchezza, non c'è produzione
di ricchezza senza libertà.
Fu la libertà da ogni forma di dispotismo
politico e militare che consentì ad un popolo insediatosi
sulle aride montagne della Grecia classica di diventare, 2500
anni fa, il più ricco del Mediterraneo, e quindi culturalmente
e artisticamente il più fecondo (cultura e arte ai massimi
livelli della storia dell'uomo). Lo stesso successe nell'Italia
comunale o nel Sei-Settecento nelle libere Province Unite dell'Olanda,
oppure, nell'attualità, nell'intero Nord-Ovest del mondo:
libertà=riccheza=cultura=arte. La Svizzera è povera
e montuosa come l'Albania, anzi peggio perché priva del
mare, ma vi abita il popolo più ricco e civile del mondo
perché è da sempre il popolo più libero del
mondo. Mentre in Albania
In sintesi questa fu la conclusione: non esistono
popoli poveri e popoli ricchi, ma esistono popoli sottomessi (per
cui sono poveri) e popoli liberi (per cui sono ricchi). E i popoli
liberi non sono tali per un colpo di fortuna, ma perché
la libertà se la sono conquistata, contendendola allo straniero
e alle proprie oligarchie, aristocrazie e monocrazie. Basti un'occhiata
alla geo-politica per sincerarsene. Basti guardare l'Italia: il
Sud, che non ha fatto l'esperienza comunale, è meno libero
(peso insopportabile delle mafie politiche e di quelle criminali)
per cui è più povero. E non c'è solidarietà
diessina che conti: se non si libera il Sud dalle mafie, e lo
deve fare principalmente da solo, non c'è alcuna speranza
di riscatto. Paradossalmente la solidarietà verso il Sud
degli ultimi 50 anni, fatta con i soldi dei contribuenti, è
servita principalmente a nutrire quelle due mafie che ora sono
più potenti che mai.
Diciamo questo perché con l'uso che si facendo
delle ricchezze della Città e dei soldi della Fondazione
la stessa cosa sta succedendo anche a Siena, dove la politica
è sempre più simile a una mafia e la criminalità
è in crescendo.
IL CASO SENESE
Siena era ricchissima perché era liberissima
(e quindi colta e una delle capitali mondiali dell'arte). E ciò
in profondo contrasto, cosa che la rende ancora più eccezionale,
con i territori ai suoi confini meridionali: a sud cominciava
il feudalesimo dello Stato della Chiesa, ossia la negazione della
libertà, e cominciava la povertà e non solo economica,
ma anche culturale e artistica: il fatto è ancora oggi
visibilissimo.
Poi Siena - e veniamo all'oggi - ha progressivamente
perso la sua autonomia, ossia la libertà. Un lungo processo
cominciato con la caduta della Repubblica nel 1555 e continuato
con le dominazioni medicea, lorenese, sabauda e fascista. Ma il
colpo di grazia gli è arrivato con la repubblica nazionale
(fino a quel momento almeno la gestione cittadina e quella delle
sue istituzioni e enti, era rimasta saldamente in mano ad esponenti
cittadini), quando le sono state sottratte l'Università,
l'Ospedale e il Monte, le tre grandi creature senesi che ora stanno
divorando la loro stessa madre. Si è costituita una nuova
aristocrazia feudale, quasi esclusivamente aliena, che domina
la Città distruggendone il tessuto democratico (l'Antica
Repubblica aveva tolto ogni diritto politico attivo e passivo
ai ceti più ricchi e aristocratici, perché pericolosi
per la libertà della comunità). Oggi i Senesi non
sono più liberi, per cui Siena perderà in progressione
ricchezza, cultura ed capacità di produrre arte (capacità
seriamente già compromessa). I nuovi sceicchi - il paragone
non è peregrino - come negli emirati arabi del petrolio,
gestiscono in proprio una ricchezza che non hanno prodotto ma
che hanno trovata lì e che perciò dovrebbe appartenere
a tutti. Una ricchezza che se non si rinnova (e senza la proprietà
della Banca non è rinnovabile), come il petrolio prima
o poi finirà, lasciando i nostri sceicchi più ricchi
e potenti che mai e il resto della società soffocata da
un diffuso e crescente disagio economico e morale (la meridionalizzazione).
E' opportuno chiarire che il valore della Fondazione, una volta
venduto per legge il pacchetto azionario del Monte, con un'inflazione
media del 2% l'anno (ma certamente sarà superiore) in soli
50 anni si ridurrà al 25% del valore attuale.
QUELLI DI MONTAPERTI
A differenza di ogni partito politico, che non può
pensare oltre la gestione dell'oggi, noi siamo Senesi dalla vista
lunga. Pensiamo per lunghi periodi come una volta. Pensiamo alle
generazioni future. E siamo fortemente preoccupati perché
la nostra generazione, per la prima volta in mille anni, lascia
alla successiva meno di quanto ha ricevuto dalla precedente.
Vogliamo capovolgere questo processo. QdM si ripromettono di restituire
la libertà alla nostra comunità: non tanto libertà
dai Piccini, i Calabrese, i Tosi, i Macchi, i Bonicelli, i Sapelli
e i De Bustis, tutti prìncipi venuti da fuori (secondo
la nota teoria di Omar Calabrese, i Senesi non sono all'altezza
di esprimere una classe dirigente), ma dal potere che questi amministrano
in maniera autocratica, dispotica. Vogliamo trasferire alla generazioni
future una Città libera e quindi capace di produrre nuovamente
ricchezza, cultura ed arte. Non vogliamo lasciare ai nostri figli
una semplice espressione geografica, capace solo di parassitare
ciò che le generazioni passate hanno prodotto e non vogliamo
lasciare loro il folle indebitamento accumulato dalla passata
amministrazione.
A rigor di termini noi non abbiamo un programma.
Il nostro modello è la Contrada, dove il Popolo è
depositario di ogni potere: tutte le cariche, anche quella del
prete, sono elettive e ogni spesa di rilievo è sottoposta
alla volontà popolare. La nostra filosofia è riportare
il Popolo alla gestione della res publica nel senso che crediamo
che la democrazia è volontà che sale dal basso o
non è. Poi il Popolo al potere i programmi se li fa da
solo: non esiste traccia di programmi politici quando lo straordinario
centro storico di Siena fu realizzato, ma esistevano e largamente
propagandati quando è stato realizzato lo sconcio delle
sue periferie.
Abbiamo comunque le nostre idee in proposito, che
però metteremo in cantiere solo dopo che i referendum o
larghe consultazioni le avranno trasformate in volontà
popolare.
IL PROGRAMMA
Premessa
Una delle nostre acquisizioni fondamentali è
la pericolosità insita nel partito. Da sempre esso è
lo strumento per l'acquisizione del potere da parte di uno o di
pochi, quindi la vittoria di un partito può rappresentare
la perdita della libertà di tutti: non è l'abolizione
dei partiti che ha prodotto le spaventose tirannie sanguinarie
nel Novecento, ma la vittoria di un partito sugli altri. Ogni
partito ha per scopo l'eliminazione degli avversari (talvolta
anche fisicamente: in piena cosiddetta democrazia in Sicilia è
successo e succede regolarmente). Quindi per noi, amanti soprattutto
della libertas repubblicana, il partito come l'intendiamo in Italia
rappresenta un pericolo costante: a Siena più che altrove
per la presenza di enti pubblici di dimensioni abnormi. Vogliamo
che i partiti e le loro voraci clientele lascino le istituzioni,
tornino ad essere movimenti di pensiero e tali restino: dopo le
elezioni non il partito vincente, ma il Popolo e le sue libere
assemblee elettive devono avere tutto il potere (come in Svizzera,
come negli USA: chi conosce i capi dei due partiti più
potenti del mondo, il democratico e il repubblicano americani?).
Indirizzi
- Al primo posto abbiamo le Contrade (1. ripopolamento
dei rioni, 2. restituzione di un ruolo istituzionale nell'ambito
di un più vasto decentramento del potere e della costituzione
di contrappesi allo stesso, 3. autonomia finanziaria che renda
questo meraviglioso lascito di un'epoca gloriosa della Città,
più libero e vitale).
- Al secondo posto abbiamo la riforma del potere
affinché non succeda più che uno solo o pochi possano
concentrarne così tanto nelle proprie mani da trasformare
i cittadini in sudditi: negli ultimi 50 anni è venuta crescendo
una sorta di sordo terrore verso la casta dirigente della Città.
Il nostro modello è di tipo autonomistico o "federale":
il sistema Contrade. Quindi proporremo alla Città un forte
decentramento (anche nel sociale e nella sicurezza): maggiori
compiti e mezzi economici alle Contrade, alle circoscrizioni ed
al volontariato. Le decisioni devono tornare alle assemblee elettive
e nei casi di maggiore interesse alla consultazione popolare.
Non si tratta di violare la legge 81 - un autentico mostro che
Berlusconi ha già annunciato di voler peggiorare - ma ogni
atto di straordinaria amministrazione deve essere frutto di una
pubblica consultazione se non di un vero e proprio referendum.
Comunque il parere del Consiglio comunale, che oggi legge sui
giornali delle decisioni del sindaco, deve essere vincolante.
Una commissione a rotazione tra i Consiglieri comunali deve essere
preposta agli incontri con i privati per poi trasferire al Consiglio
quelle esigenze individuali o collettive che oggi hanno un solo
interlocutore e elargitore: il sindaco. Tutte le cariche, anche
quelle al Monte, attualmente alla mercé di uno solo e delle
sue manovre clientelari, devono diventare elettive e non rinnovabili
alla scadenza. Vogliamo anche decidere se l'assunzione di ogni
incarico, in quanto servizio reso alla Città, debba essere
a titolo gratuito: è questione ancora dibattuta, ma sarà
il Popolo ad esprimersi con un referendum, com'è giusto
che sia (il risparmio sarà devoluto ad opere di assistenza
e beneficenza).
- Al terzo posto c'è un diverso rapporto
con le tre istituzioni che la Città si è data e
che per lunghi secoli ha amorevolmente (non esiste altro termine)
curato e che ora rischiano di divorarla. Il peso dei Cittadini
dentro l'Università, il Monte e l'Ospedale deve crescere
e in prospettiva deve prevedersi, per quanto possibile, la loro
riacquisizione alla Città (i giovani devono trovare lavoro
a Siena e nelle istituzioni che le appartengono). In alternativa
c'è l'ipotesi della perdita totale dell'autonomia della
nostra comunità (come abbiamo detto, Omar Calabrese ha
già dichiarato alla stampa che la classe dirigente deve
venire da fuori). E con la perdita dell'autonomia-libertà
verrà meno anche la capacità di produrre ricchezza
e quindi cultura ecc. ecc.: è la regressione verso il sud.
- Al quarto posto abbiamo la società senese
con i suoi problemi, che non sono quelli dello sviluppo, come
cianciano normalmente i partiti. Il Nord del mondo (e Siena fa
ancora parte del Nord del mondo) non ha più come obiettivo
primario lo sviluppo, ormai chiaramente troppo rischioso per la
salute e la qualità della vita, ma la conservazione o,
meglio, la rifinitura dello sviluppo realizzato nel passato.
Le priorità materiali
- assistenza sanitaria: è diventata precaria,
lenta e discutibile (purtroppo anche sul piano morale); nonostante
che la città più piccola della Toscana abbia il
Policlinico più grande della regione, paradossalmente proprio
i Senesi devono andare a cercarsela altrove (il direttore delle
Scotte, Macchi, ha dichiarato alla stampa che si devono ridurre
i ricoveri dei Senesi, per eliminare il deficit). NON DEVE PIU'
SUCCEDERE;
- sicurezza: la Città deve avere un ruolo maggiore nel
coordinamento delle forze dell'ordine e vogliamo far crescere
la partecipazione dei cittadini; un questore ci ha suggerito autorevolmente
che dobbiamo abituarci alla nuova realtà di strade, case
e persone meno sicure: NON DEVE PIU' SUCCEDERE;
- anziani: rette care e sistemazioni indecorose, nonostante l'abnegazione
degli addetti; anziani confinati fino a Acquapendente. NON DEVE
PIU' SUCCEDERE;
- traffico: l'errore costosissimo dei parcheggi sotterranei ha
incentivato il traffico in centro dei non residenti (i residenti
non li usano che marginalmente), così si è costretti
a spendere altri miliardi dei Senesi per costose opere di scorrimento
per il traffico alieno. BASTA;
- posteggi: posteggio gratuito per i residenti con la garanzia
dello spazio individuale presso la propria abitazione; costruzione
di 3 posteggi pubblici a pagamento a raso nelle tre direttrici
Roma, Firenze e Maremma, dotati di ogni struttura (albergo, officina,
banca, stazione autobus e tassì ecc.);
- lastricatura di tutte le strade interne alle mura E SOPRATTUTTO
LORO MANTENIMENTO (strade sempre all'aria e sconnesse come davanti
al pensionario del Campansi);
- Università: passaggio da università di massa a
università di qualità (ma qualcuno crede davvero
che questa Città possa sopportare 30 o 40mila studenti?
vogliamo cacciare i Senesi anche dall'Acquacalda?);
- Fondazione: più soldi per le esigenze reali dei Cittadini
e conseguentemente meno tasse;
- urbanistica: è argomento che meriterebbe un intero trattato;
ci limitiamo a dire BASTA con gli scempi nella Città vecchia
e in quella nuova (scempi che non sono solo architettonici o urbanistici,
ma riguardano anche la sicurezza, il traffico, il verde e l'arte
totalmente assente).
Miscellanea (alcune ipotesi)
- ristrutturazione totale di Piazza del mercato
(ammattonatura, abbattimento tartarugone? merlatura dell'ex Parlamento-Rinnovati)
per farne nuovamente un centro della città in grado di
rivaleggiare con Piazza del Campo;
- recupero delle trifore e bifore cieche;
- arte: investimenti massicci sia dentro che fuori le mura (riqualificare
lo squallore della città nuova): ricovero nei musei degli
originali di ogni opera di valore (anche delle icone di maiolica
sui portoni della Città da trasferire nei musei delle Contrade)
e loro sostituzione con copie, ricollocazione di copie della Rea
Silvia e Acca Larentia su Fonte Gaia, sostituzione del seicentesco
stemma mediceo sulla facciata del Comune con i preesistenti stemmi
dell'antica Repubblica. Il tutto, anche il drappellone del Palio,
da affidare, come al tempo del massimo splendore di Siena, agli
artisti senesi (ciò imporrà la riqualificazione
dell'Istituto d'Arte);
- (curiosità): vogliamo collocare in piazza della Posta
un palco fisso perché chiunque, privato o associazione,
voglia dire la sua lo possa fare gratis e con un minimo di disbrigo
burocratico;
-
La libertas da tutti prima di tutto, per restare fedeli al
motto dei Senesi: NOI UN S'HA PADRONI!