
Chi siamo
_________________________
La libera Confraternita di liberi Senesi "Quelli
di Montaperti", è nata dieci anni fa per capire i
motivi per cui il semplice pronunciare la parola Siena susciti
ancora tanta commozione nei Senesi.
Cominciammo con l'occuparci dell'arte in senso lato,
per capire come sia oggi possibile tanta barbarie rispetto ad
un passato tanto luminoso: Basti un'occhiata allo squallore delle
nostre periferie (tra l'altro: neanche una piazza! l'unica costruita
dal fascismo alla stazione è stata distrutta due anni fa).
Siccome era da respingere l'ipotesi di una sorta di razzismo epocale
(una volta nascevano i geni dell'arte in gran copia, ed oggi non
più) pensammo che il problema fosse più squisitamente
culturale e politico. Iniziammo così una sorta d'indagine,
diverse conferenze, di cui molte tenute dal prof. Mario Ascheri,
che portarono ben oltre l'obiettivo che ci eravamo posti. Arrivammo
infatti a concludere che i Senesi, forse inconsapevoli, guardano
con così tanta insistenza al loro passato non per deteriore
campanilismo, come il provincialismo della nostra intellighenzia
spesso è portata a dire, ma come ci guardano le grandi
università anglosassoni (Cambridge, Harvard, Princeton
ecc.): la civiltà comunale italiana non fu solo uno dei
periodi di massima affermazione culturale dell'uomo, paragonabile
solo a quello della Grecia classica, ma anche la formatrice di
quell'originale concetto di libertas repubblicana che rappresenta
tuttora il fondamento del pensiero politico occidentale (come
dire del mondo intero).
Ma giungemmo anche a un'altra affermazione che sta
alla base della nostra elaborazione politica e che forse è
nostra originale: dalla libertà politica di un popolo dipende
la sua ricchezza, dalla ricchezza dipende la cultura e dalla cultura
l'arte: non c'è produzione d'arte senza cultura, non c'è
produzione di cultura senza ricchezza, non c'è produzione
di ricchezza senza libertà.
Fu la libertà da ogni forma di dispotismo
politico e militare che consentì ad un popolo insediatosi
sulle aride montagne della Grecia classica di diventare, 2500
anni fa, il più ricco del Mediterraneo, e quindi culturalmente
e artisticamente il più fecondo (cultura e arte ai massimi
livelli della storia dell'uomo). Lo stesso successe nell'Italia
comunale o, nello stesso periodo, in nord Europa con la Lega Anseatica,
o nel Sei-Settecento nelle libere Province Unite dell'Olanda,
oppure, nell'attualità, nell'intero Nord-Ovest del mondo:
libertà=riccheza=cultura=arte. La Svizzera è povera
e montuosa come l'Albania, anzi peggio perché priva del
mare, ma vi abita il popolo più ricco e civile del mondo
perché è da sempre il popolo più libero del
mondo. Mentre in Albania
Non esistono popoli poveri e popoli ricchi, ma esistono
popoli sottomessi (per cui sono poveri) e popoli liberi (per cui
sono ricchi). E i popoli liberi non sono tali per un colpo di
fortuna, ma perché la libertà se la sono conquistata,
contendendola allo straniero e alle proprie oligarchie, aristocrazie
e monocrazie. Basti un'occhiata alla geo-politica per sincerarsene.
Basti guardare l'Italia: il sud, che non ha fatto l'esperienza
comunale, è meno libero (peso insopportabile delle mafie
politiche e di quelle criminali) per cui è più povero.
E non c'è solidarietà diessina che conti: se non
si libera il sud dalle mafie, e lo deve fare principalmente da
solo, non c'è alcuna speranza di riscatto. E bisogna sia
chiaro che la solidarietà verso il Sud degli ultimi 50
anni, fatta con i soldi dei contribuenti, è servita principalmente
a nutrire quelle due mafie che ora sono più potenti che
mai.
Diciamo questo perché con l'uso che si facendo
delle ricchezze della Città e dei soldi della Fondazione
la stessa cosa sta succedendo anche a Siena, dove la politica
è sempre più simile a una mafia e la criminalità
è in crescendo.
Il caso senese
Siena era ricchissima perché era liberissima
(e quindi colta e una delle capitali mondiali dell'arte). E ciò
in profondo contrasto, cosa che la rende ancora più eccezionale,
con i territori ai suoi confini meridionali: a sud cominciava
il feudalesimo dello Stato della Chiesa, ossia la negazione della
libertà, e cominciava la povertà e non solo economica,
ma anche culturale e artistica: il fatto è documentabilissimo
ancora oggi.
Poi Siena - e veniamo all'oggi - ha progressivamente perso la
sua autonomia, ossia la libertà. Un lungo processo cominciato
con la caduta della Repubblica nel 1555 e continuato con le dominazioni
medicea, lorenese, sabauda e fascista. Ma il colpo di grazia gli
è arrivato con la repubblica nazionale (fino a quel momento
almeno la gestione cittadina e quella delle sue istituzioni e
enti, era rimasta saldamente in mano ad esponenti cittadini),
quando le sono state sottratte l'Università, l'Ospedale
e il Monte, le tre grandi creature senesi che ora stanno divorando
la loro stessa madre. Si è costituita una nuova aristocrazia
feudale, quasi esclusivamente aliena, che domina la Città
distruggendone il tessuto democratico (l'Antica Repubblica aveva
tolto ogni diritto politico attivo e passivo ai ceti più
ricchi e aristocratici, perché pericolosi per la libertà
della comunità). Oggi i Senesi non sono più liberi,
per cui Siena perderà in progressione ricchezza, cultura
ed capacità di produrre arte (capacità seriamente
già compromessa). I nuovi sceicchi - il paragone non è
peregrino - come negli emirati arabi del petrolio, gestiscono
in proprio una ricchezza che non hanno prodotto ma che hanno trovata
lì e che perciò dovrebbe appartenere a tutti. Una
ricchezza che se non si rinnova (e senza la proprietà della
Banca non è rinnovabile), come il petrolio prima o poi
finirà, lasciando i nostri sceicchi più ricchi e
potenti che mai e il resto della società in caduta libera
una situazione di diffuso e crescente disagio economico (la meridionalizzazione).
E' opportuno chiarire che il valore della Fondazione, una volta
venduto per legge il pacchetto azionario del Monte, con un'inflazione
media del 2% l'anno (ma certamente sarà superiore) in soli
50 anni si ridurrà al 25% del valore attuale.
Quelli di Montaperti
A differenza di ogni partito politico, che non può
pensare oltre la gestione dell'oggi, noi siamo Senesi dalla vista
lunga. Pensiamo per lunghi periodi come una volta. Pensiamo alle
generazioni future. E siamo fortemente preoccupati perché
la nostra generazione, per la prima volta in mille anni, lascia
alla successiva meno di quanto ha ricevuto dalla precedente.
Vogliamo capovolgere questo processo. QdM si ripromettono di restituire
la libertà alla nostra comunità, non tanto libertà
dai Piccini, i Calabrese, i Tosi, i Bonicelli, i Sapelli e i De
Bustis, ma dal potere che questi amministrano in maniera autocratica,
dispotica. Vogliamo trasferire alla generazioni future una Città
libera e quindi capace di produrre nuovamente ricchezza, cultura
ed arte. Non vogliamo lasciare ai nostri figli una semplice espressione
geografica, capace solo di parassitare ciò che le generazioni
passate hanno prodotto e non vogliamo lasciare loro il folle indebitamento
accumulato dalla passata amministrazione.
A rigor di termini noi non abbiamo un programma.
Il nostro modello è la Contrada (dove il Popolo è
depositario di ogni potere: tutte le cariche, anche quello del
prete, sono elettive e ogni spesa di rilievo è sottoposta
alla volontà popolare). La nostra filosofia è riportare
il popolo alla gestione della res publica nel senso che crediamo
che la democrazia è volontà che sale dal basso o
non è. Poi il Popolo al potere i programmi se li fa da
solo: non esiste traccia di programmi politici quando lo straordinario
centro storico di Siena fu realizzato, ma esistevano e largamente
propagandati quando è stato realizzato lo sconcio delle
sue periferie.
Abbiamo comunque le nostre idee in proposito, che
però metteremo in cantiere solo dopo che i referendum o
larghe consultazioni le avranno trasformate in volontà
popolare.