Loretta Vagellini
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Mi chiamo Loretta Vagellini e sono nata a Siena, nel centro storico.
Questa cosa mi definisce come rarità.
Da piccola giocavo in Piazza del Campo. Mia mamma,
insieme alle amiche, stava a chiacchierare ai bordi della piazza,
magari appoggiata ad un colonnino (non ad un capitello,
come lo ha definito qualche anno fa un famoso commentatore televisivo
di un qualsiasi palio). A merenda mi comprava una banana dalla
bananaia o, quando era estate, una fetta di cocomero da Sandro
e Colomba (lui amava vestirsi da Charlot di tanto in tanto).
In piazza non si poteva giocare a palla, né
andare in bicicletta perché, appena il vigile ci vedeva,
ci faceva smettere. Il concetto che lui (egli per
il resto dItalia) cercava di trasmetterci era che la Piazza,
appartenendo a tutti, doveva essere rispettata, che i mattoni
si potevano rovinare e che quelli non erano giochi da fare nel
luogo più rappresentativo della città, disturbando
tutti.
Quando era estate, invece, andavamo tutti a pattinare
alla Mens Sana. Si noleggiavano i pattini dal Mocenni e si passavano
così i pomeriggi estivi, sotto il piazzale di SantAgostino,
nella pista di pattinaggio di Via SantAgata.
Anche oggi quando sono triste e voglio ritrovare
me stessa vado a SantAgostino e, affacciandomi dal murello
in fondo alla piazza, guardo in lontananza e mi si riscalda il
cuore. Mi torna in mente la città che vorrei ritrovare.
So benissimo che queste poche frasi possono suonare
retoriche e forse lo sono.
Fatto sta che ora quando cammino per le strade di
Siena vedo spesso svogliati gruppi di turisti erranti, disinteressati
alla città oppure li trovo sdraiati al sole in Piazza del
Campo
come se quella che dicono essere la più bella
piazza del mondo, non sapesse comunicare loro nessuna altra emozione
se non sdraiarsi e non pensare a niente.
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