La storia di Quelli di
Montaperti
______________________
7 Febbraio 2001
Cominciarono, una sera di neanche 10 anni fa, tre amici ritrovatisi
per caso, dopo moltissimi anni, in un ristorante. Per tre lunghe
ore, tristi per l'attualità e le prospettive, parlarono
della Siena del buon tempo antico fino quasi a piangerne: la piccola
grande Siena, eccezionale edificatrice di cose più grandi
lei, sempre contro corrente, popolana, repubblicana, laica e trasgressiva
anche in tempi di assolutismo e di clericalismo; la Siena di quando
erano le Contrade che facevano sopravvivere il Palio e non viceversa;
la Siena capace di autogovernarsi senza bisogno di interessate
ingerenze esterne. La forte emozione provata li spinse a incontrasi
ancora.
Un mese dopo a cena erano in 12 e un mese dopo ancora una trentina
e poi via via fino a contarsi in un centinaio a tavola alla Casetta.
Parlavano di tutto, ma soprattutto di storia, storia e ancora
storia: insaziabile è la sete del Senese di sapere cosa
succedeva "allora" e perché. Impossibile comunque
tacere della politica: quella del passato e, per contrappeso,
quella attuale. Un giorno un quotidiano scrisse di "quelli
della Casetta" (li definì picciniani sfegatati ma
il sindaco si precipitò a negare). Non avevano mai pensato
a darsi un nome (meno che mai un capo), ma quella definizione
piacque. Così, previa una piccola modifica visto che erano
in piena zona della "battaglia", nacquero Quelli di
Montaperti, libera Confraternita di liberi Senesi. Tanto libera
che da non avere iscritti (entra ed esce chi vuole e quando vuole)
né capi né statuti e una sola regola: l'amore per
la Città. Non sono "contro", ma sono "per",
anche se ciò comporta talvolta confronti anche aspri.
Non sanno quanti sono oggi. Ma sanno di essere liberi, affascinati
dal fatto che questa irripetibile Città non sia frutto
dell'ingegno di uno o di pochi (fino al Fascismo non un politico,
tranne la breve tirannia di Pandolfo Petrucci, è rimasto
nelle cronache cittadine) ma dell'amore anonimo e corale di un
popolo intero, orgoglioso e indipendente ("sfida paradossale
di un gruppo umano all'ambiente", definisce Siena il più
autorevole storico dell'urbanistica). Ecco, sono liberi perché
come le Contrade non hanno padroni e perché riconoscono
nella Contrada, epigone in diciassettesimo dell'Antica Gloriosa
Repubblica, il modello ideale di comunità: è il
popolo che passa gli ordini a tutti. Anche al capo. Anche al prete.
______________________