Il razzismo di unantirazzista
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22 Maggio 2001
Tutto può essere, anche che ma ci
sembra difficile - un senese proprietario di un ristorante (ossia
uno che deve la sua sopravvivenza alla propria clientela) sia
capace, a meno di grave provocazione, di un atto inqualificabile
come insultare tre donne perché ritenute meridionali, cacciandole
poi dal ristorante, così come denunciato da Cristina Maria
Russo su La Nazione di domenica 20 maggio. Ma ci resta ancora
più difficile capire come la campagna elettorale di Quelli
di Montaperti abbia potuto influenzare, come la Russo insinua,
tale malsano comportamento del ristoratore. Poiché essere
del Sud non è un reato né tanto meno cosa di cui
vergognarsi (e chi pensasse diversamente è un razzista),
ci domandiamo perché essere di Quelli di Montaperti possa
invece apparire agli occhi della Russo, se non un reato, certamente
qualcosa di spregevole di cui vergognarsi. Ci domandiamo ossia
se la Russo, certamente nulla sapendo della nostra Confraternita,
abbia nei nostri confronti gli stessi, identici irrazionali pregiudizi
di stampo razzista (sono parole sue) che attribuisce
al ristoratore. Ci domandiamo insomma in cosa differisca il razzismo
(da documentare però) del ristoratore nei suoi confronti,
dal suo personale razzismo (documentato sulla stampa però)
nei nostri confronti.
Se la Russo vuole saperne di più su QdM (così
in futuro potrà insultarci finalmente a ragione veduta)
visiti il nostro sito (www.quellidimontaperti.org)
o si metta in contatto con noi (quellidimontaperti@libero.it)
per le informazioni del caso. Dopodiché vorremmo sperare
in due righe di rettifica (o di conferma) se essa è la
persona civile che dice di essere (anche per fugare qualche dubbio
in proposito che a questo punto potrebbe anche venirci).
Quelli di Montaperti
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