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Il razzismo degli antirazzisti

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3 Maggio 2001

Dopo Quelli di Montaperti, che l’avevano come priorità, il ripopolamento dei rioni è diventato “progetto” anche per le altre liste (meglio tardi che mai). Fa ovviamente eccezione il diessino Maurizio Cenni che ancora l’altro ieri a RAI3 invitava i Senesi a starsene alla larga dalla Città perché non si può tornare al 1300 con 10 persone per appartamento, meritandosi così la sferzante battuta del nostro candidato Mauro Aurigi: “sì, meglio che ci stiano 10 studenti meridionali”. E’ il razzismo di chi si dichiara di sinistra senza accorgersi quanto sia scivolato a destra: e non basta un tardivo ripensamento apparso sulla stampa per rimediare.

Nel dopoguerra il vecchio PCI combatté una sacrosanta battaglia contro il governo che favoriva l’emigrazione italiana (anche allora si trattò di meridionali), verso il Nord Europa. Emigrazione come piaga sociale, come vergogna nazionale. Milioni di sradicati, interi paesi del sud popolati solo di donne rimaste a curare bambini e vecchi: vedove bianche le chiamavano, con efficace neologismo, i comunisti di allora. Le condizioni di vita erano spaventose e a centinaia morirono nelle miniere del Belgio. Oggi che gli emigranti sono neri, ecco che l’emigrazione, criminalizzata quando si tratta di bianchi, diventa improvvisamente un bene e si scomodano – quando si dice l’ipocrisia, oltre al razzismo – paroloni come la solidarietà verso gli sfortunati.

QdM non sono contro l’immigrazione per chi trova lavoro in Italia e non sono contro la solidarietà verso gli sfortunati, ma continuano a pensarla come i comunisti di allora: l’emigrazione era e rimane una piaga per chi vi è costretto, bianco, nero o grigio che sia.

E comunque non accetta che la (si fa sempre per dire) sinistra ci imponga, nel nome di un’ipocrita solidarietà, lo spettacolo dei “profughi” kosovari abbronzatissimi che si godono il sole in Piazza del Campo incollati al telefonino - mentre i Senesi lavorano per mantenerli - e quando fa più caldo seduti all’ombra, alla Lizza, a contendere le panchine agli anziani del Campansi (non è una battuta).

Da che mondo è mondo i profughi sono soprattutto lunghe teorie di donne, bambini e vecchi in fuga disperata. Verso di loro doveva andare la nostra solidarietà, non verso squadre di robusti cilandroni di vent’anni che sprizzano salute e rilassatezza da tutti i pori e che le loro donne e i loro bambini li lasciarono in balia dei serbi.

Comunque in Kosovo la situazione oggi si è ribaltata, ma i nostri albanesi sono sempre qui a prendere il sole.

Quelli di Montaperti.

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