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Eletto dai componenti la lista di Quelli di Montaperti il candidato a sindaco della Confraternita.

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27.3.2001



Quelli di Montaperti sono rimasti fedeli al principio che il candidato a sindaco debba essere espressione dell'intera lista, e non di se stesso o peggio, come accade nella maggioranza dei casi, di qualcuno che sta sopra e soprattutto sta lontano, a Roma o Firenze. In quaranta, riuniti a cena alla Casetta, hanno così designato a guidare la campagna Mauro Aurigi (*), uno dei capi storici della Confraternita, che si è impegnato a rispettare i valori dell'uguaglianza tra gli aderenti (la Confraternita è nata come un patto tra pari) e a non superare il ruolo di primus inter pares.

Quelli di Montaperti


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(*) Mauro Aurigi nasce 62 anni fa nell'Onda da famiglia operaia. Come ogni Senese che si rispetti, nutre un insano, viscerale attaccamento alla Contrada e alla Città. Con la moglie Anna ha una figlia, Anna Jr. (34 anni, soprano), e un figlio, Mauro Jr. (indiano del Kerala, 21 anni, studente). Ha anche un genero senegalese, M'Baye (34 anni, impiegato) e un nipotino caffellatte, Omar (3 anni, rompiscatole).
Giovanissimo, è juniores nella mitica Mens Sana del prof. Casini. Poi nel 1957, diciottenne, si diploma ragioniere al Bandini della prof.ssa Gori e lo stesso anno, assunto - come succedeva una volta senza tante storie - al Monte dei Paschi, lascia Siena (vi tornerà, responsabile del Credito Agrario della Banca, solo nel 1996).
Nel 1968 esce dal Psi, dove era entrato giovanissimo sulla scorta della tradizione familiare, e nel 1982 esce dal Pci e dalla scena politica, ambedue le volte disgustato dalla cinica amoralità del sistema dei partiti. Dopo 10 anni di riflessioni e studio, torna alla politica. Ma è un ritorno fuori e contro i partiti. Sostiene infatti un principio elaborato per la prima volta in epoca comunale, tuttora gelosamente rispettato dalle Contrade e che ancora rappresenta la base della cultura civile dei paesi più avanzati (non nel nostro Paese): la politica è l'arte di gestire una società di uomini liberi sottomessi solo alle leggi che essi stessi (e non i partiti) si danno. Sulla materia interviene su due riviste nazionali come Il Ponte di Firenze e Federalismo e libertà di Bologna. In questa ottica è tra i fondatori di "Quelli di Montaperti", libera Confraternita di liberi Senesi (1992), e tra gli animatori del "Comitato, poi Associazione, per la difesa del Monte dei Paschi" contro la privatizzazione voluta dai partiti (1994). Nel 1999 lascia il Monte a soli 60 anni (ma dopo ben 42 di servizio) non sopportando più che la Banca, fondata dall'antica Repubblica a tutela della comunità, fosse invece asservita agli interessi egoistici di privati proprietari.
Nell'attualità è membro del direttivo della sezione senese di Italia Nostra e di quello del Coordinamento dei Comitati spontanei dei Cittadini della provincia i Siena.

(**) Nata come associazione culturale, la Confraternita, sulla scorta delle riflessioni di grandi pensatori di università anglosassoni come Cambridge (Skinner e Dahrendorf), Harvard (Putnam), Princeton (Viroli), ma anche Ascheri a Siena, elabora un concetto di governo che fu proprio delle libere città italiane (ma soprattutto della Repubblica di Siena) tra il 1000 e il 1500 e che fu la causa, nel nome della libertas, del periodo di massimo splendore economico, culturale ed artistico della storia del Paese. Quell'antica cultura, nonostante i successivi 500 anni di governi dispotici, è ancora oggi responsabile del maggior sviluppo del nostro Settentrione rispetto al Meridione. Soffocata nel sangue tra il Trecento e Cinquecento dal dispotismo dei principi, la cultura della libertà e dell'autonomia si trasferisce nel Nord del Mondo ed è responsabile del suo impressionante sviluppo rispetto ad un Sud di paesi oppressi dalle tirannie di uno o di pochi: è il massimo della libertas comunitaria e individuale che garantisce a paesi quali la Svizzera e gli USA il massimo di ricchezza e cultura. Si tratta in sintesi del governo dal basso contro il governo dall'alto, governo debole (col popolo) contro il governo forte, governo dei molti (o di tutti) contro il governo dei pochi (o di uno solo), governo decentrato contro il governo accentrato. Il modello, come si può facilmente capire, è quello della Contrada, erede veridica dell'antica Repubblica senese.
Da ciò discende la nostra proposta di un governo cittadino debole col popolo e forte col potere centrale, anzi antitetico a quelle strategie dei partiti attuali che, concentrando il potere sempre più nelle mani del sindaco e del governo regionale, nazionale ed europeo, hanno ridotto la libertas e allontanato la società civile dalla res publica (e dal voto), portando così a compimento un disegno che è antitetico a quello delle massime democrazie occidentali: l'eliminazione delle autonomie locali, sempre imputato al fascismo, ma che in realtà cominciò coi Medici e crebbe poi coi Lorena, i Savoia e Mussolini per essere poi portato a conclusione, appunto, dallo stato unitario e "repubblicano".

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