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La risalita meccanica del Costone   (10.11.2001)


La conferenza organizzata l’estate scorsa da Italia Nostra sulla risalita meccanica del Costone ha messo in luce due cose:

  1. Nonostante le prese di posizione del Palazzo, nessuno si è schierato a suo favore, ma tutti, anche cittadini di grande autorevolezza, hanno sostenuto (e le dichiarazioni si sono infittite nei giorni successivi e fino ad oggi) la tesi di Italia Nostra: la risalita è letteralmente un obbrobrio di per sé e per l’irreparabile devastazione che comporta. Facile concludere che l’Amministrazione sia rimasta sola a difendere il progetto contro l’opinione pubblica o, se si vuole, contro la volontà popolare (poiché ciò succede sempre più spesso, parlare di regime è sempre più pertinente).
  2. Se la risalita partisse da dove era logico, ossia dal posteggio sotterraneo di Fontebranda (fuori delle mura), il costo sarebbe stato di 1500 milioni e i danni ambientali sostenibili. Il progetto invece sposta la risalita agli ex macelli, ossia dentro le mura e lontano dal punto d’attracco (l’autorimessa) con comprensibili disagi per l’utenza e con un costo complessivo di ben 9500 milioni (per ora) per i laboriosi interventi urbanistici (Via del Costone - una delle poche vie trecentesche giunte fino a noi con la pavimentazione originale - sarà distrutta e ricostruita falsa.

Non c’è che una spiegazione del fatto che, nonostante tutto, l’impianto sarà realizzato. Il potere ha deciso che negli ex macelli, recuperati anch’essi a suon di denaro pubblico, e non altrove debbano insediarsi alcune rivendite di paccottiglia turistica, pomposamente chiamate attività artigianali, destinate però a languire ed ad estinguersi com’è buona abitudine di tutte le iniziative economiche disposte dirigisticamente dall’alto. Da qui la decisione di spostare la risalita agli ex macelli e rendere lucrose le botteghe. Ossia si spendono 8 miliardi che appartengono a tutti noi (tanta è la differenza - per ora - tra le due ipotesi di risalita) affinchè se ne avvantaggino in pochi: la clientela del “principe”. Un autentico furto. Un regime dunque che sta assumendo i connotati peggiori: quelli della cleptocrazia.
Quelli di Montaperti

 

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