Lettere al Prefetto sulla "violenza" paliesca (30.10.2002 - 2.2.2003)
Egregia Dottoressa Giannola,
non è stata resa pubblica la Sua lettera al sindaco Cenni e al rettore del Magistrato delle Contrade Saladini a proposito della violenza paliesca. Intuendone però i contenuti, desideriamo illustrarLe quali siano i reali sentimenti di ogni Senese a tale riguardo, fidando che Ella vorrà apprezzare una franchezza che da qualche tempo a Siena sembra diventata merce rara.
I Senesi non sono affatto meravigliati di certi accadimenti. La “violenza” in Piazza è storia vecchia ormai di un migliaio di anni. Data da quando i Senesi decisero che tutti i cittadini maschi dai 15 ai 70 anni, inquadrati sotto le insegne delle rispettive compagnie militari, si dovessero esercitare periodicamente in Piazza, affrontandosi con armi gentili. Si voleva infatti che tutti fossero addestrati all’arte della guerra, perché ai cittadini e a nessun altro era affidato l’ordine pubblico e la difesa della Città. Il Palio, una sorta di “guerra” ritualizzata, non è che l’erede ingentilito di quei tornei e la sporadica violenza che ancora vi si manifesta è ciò che rimane di quelle antiche esercitazioni guerresche.
Ecco perché i Senesi, fieri di questa loro millenaria e straordinaria tradizione di civismo, non solo non provano meraviglia alcuna per quanto talvolta succede, ma non se ne sentono assolutamente minacciati. Avrà infatti notato che gli attori di quegli “eccessi” non sono facinorosi abituali né criminali incalliti, ma gente comune, esattamente come cittadini comuni erano quelli che si cimentavano nei tornei istituzionali del Medioevo: impiegati, imprenditori, professionisti, studenti, tutti membri irreprensibili di irreprensibili famiglie (non volendo con ciò dire, ovviamente, che debbano ritenersi al di sopra della legge).
Ma c’è ben altro di nuovo invece che ci meraviglia assai e che sentiamo, a differenza dell’antica e occasionale “violenza” del Palio, come una minaccia alle nostre persone ed alle nostre cose. Lei saprà certamente che questa era una Provincia in assoluto tra le più serene d’Italia e saprà altrettanto bene che oggi invece noi non ci sentiamo più sicuri nelle nostre strade (assai meno sicuri che nel Campo durante il Palio) e nelle nostre case e perfino negli autobus pubblici e agli sportelli bancari. E ciò non due volte all’anno, come per il Palio, ma nell’arco dell’intero anno. Noi sappiamo che le forze dell’ordine fanno il possibile, ma non possiamo non rilevare l’evidente sproporzione esistente tra la Sua censura ai mitissimi Senesi per quella sporadica “violenza” del Palio che non preoccupa nessuno, e l’evidente insuccesso nel controllo e nella repressione della giornaliera, diffusa e crescente violenza praticata da gente che viene da fuori, cosa che invece ci preoccupa tutti e molto.
Veda, signor Prefetto, nonostante gli ultimi 500 anni di regimi dispotici, a Siena ancora crediamo che non i Cittadini debbano stare al servizio dello Stato, ma questo al servizio di loro (già nel 1300 Ambrogio Lorenzetti affrescava mirabilmente questo concetto nel Palazzo Comunale). E vogliamo continuare a crederlo.
Ecco, questo, in fin dei conti, è il motivo che ci ha mossi a scriverLe.
Nell’augurarLe buon lavoro, la salutiamo distintamente.
Quelli di Montaperti
Egregia Dottoressa Giannola,
il 30 ottobre, avendo appreso dalla stampa di una Sua lettera (il cui testo non fu però pubblicato) al sindaco e al rettore del Magistrato delle Contrade a proposito della violenza del Palio, la nostra Confraternita (pur convenendo che nessuno deve ritenersi al di sopra delle legge, per cui, Palio o non Palio, chi sbaglia deve comunque pagare) si sentì in dovere di farLe presente che quella violenza non preoccupa affatto i Senesi, mentre la stessa cosa non si può dire di un altro e inusitato tipo di violenza esogena che è venuta crescendo su tutto il territorio negli ultimi anni (risse, aggressioni, rapine, scippi, furti) e che invece preoccupa assai, anche per le evidenti difficoltà incontrate dalle forze dell’ordine nell’opera di prevenzione e repressione. E’ quindi con favore che abbiamo appreso delle azioni di polizia, immediatamente successive alla nostra replica, che hanno portato all’identificazione e denuncia di decine di sospetti.
Ma nel frattempo la stampa ha reso noto il testo della Sua lettera a sindaco e rettore del Magistrato. Abbiamo così scoperto che il Suo intervento è stato assai più severo di quanto pensassimo. Condividiamo, è vero, la parte relativa alla pericolosità obiettiva della Piazza per l’eccessivo affollamento in occasione della giostra (ma qui bisognerebbe fare prima di tutto i conti con chi continua nell’insensata corsa alla pubblicità del Palio, soprattutto attraverso la TV). Ma per il resto dobbiamo dirLe che non abbiamo mai sentito di un prefetto, se non ai tempi di Bava Beccaris, ergersi sopra una città e ammonirla tutta. Questa è Siena, signor prefetto: noi speriamo che Le sia ben chiaro l’abisso che ancora separa questa città da quelle dominate dalla mafia, dove di una lettera simile alla sua (e sì che in tante situazioni sarebbe giustificata!) non abbiamo notizia alcuna.
Non le nascondiamo che questa sua iniziativa richiama, ancorché involontariamente, quelle dei movimenti animalisti che, indifferenti agli oltre tremila cavalli da ippodromo abbattuti ogni anno perché infortunati o inadatti, preferiscono infierire, per chiari obiettivi di ricaduta sull’opinione pubblica, sul ben più famoso Palio, dove gli abbattimenti sono assolutamente eccezionali (senza contare che i cavalli del Palio sono tutti cavalli scartati dagli ippodromi e quindi salvati dall’ecatombe annua di cui dicevamo sopra).
Per concludere: nel chiederLe di scusare la nostra franchezza (d’altra parte anche Lei non è stata da meno), vogliamo rassicurarLa sul fatto che non siamo mossi da altra intenzione che quella di difendere gli interessi della nostra comunità, un’intenzione che vogliamo continuare a credere animi anche il Suo alto magistrato.
Così, nella speranza di potere in futuro collaborare al comune scopo, La salutiamo distintamente.
Quelli di Montaperti |