Tutti i burattini contro Tremonti (28.5.2002)
Tutti gli organismi, anche i più ridicoli, a Siena scendono in campo a comando contro il ministro Tremonti (mentre l’opposizione al solito non sa che pesci pigliare). Non che noi non abbiamo da obiettare sul decreto, anzi, ma lo spettacolo di questi burattini mossi da un grande burattinaio a suon di mance e mancette sotto forma di poltrone, incarichi e utili da distribuire, non può non apparire disgustoso agli occhi dei cittadini onesti.
Dove erano tutti questi signori quando prima il Monte dei Paschi è stato forzatamente privatizzato e quindi avviato alla perdita della senesità e poi anche la Fondazione, che doveva restare come risarcimento alla Città, è stata consegnata, contro la legge e lo statuto, a personaggi di dubbia competenza e professionalità, tutti esponenti di partiti politici e che soprattutto nulla hanno a che vedere con Siena e le sue tradizioni? Non c’erano cittadini di provato attaccamento alla Città in grado di assolvere quel ruolo?
Dove erano quando i neo-amministratori della Fondazione si sono vergognosamente raddoppiati o triplicati i compensi, un autentico saccheggio di un patrimonio accumulato da generazioni di onesti senesi solo per il bene della propria comunità?
Dove erano quando è iniziata la farsa delle ben remunerate nomine a chi era disposto a tradire il proprio elettorato?
Questo dovrebbero spiegare ai loro associati gli esponenti della CNA, Confesercenti, Confcommercio, Confindustria e compagnia, accorsi in soccorso di chi ha i cordoni della borsa. Si capisce il loro timore di perdere le mancette e la visibilità personale davanti al potere accumulato da questa ristrettissima lobby che accomuna destra e sinistra in un’unica forza e dove non c’è più distinzione tra politica, affari e personalismi. Ma si può con questo giustificare anche la rinuncia ai valori della dignità, una volta vanto della nostra “civitas”?
Un discorso a parte merita l’intervento del Magistrato delle Contrade, perché non ci risulta fatto per interpretare la volontà dei contradaioli, anche in questa occasione trascurata, ma solo quella di quei 17 personaggi che forse giustamente qualcuno definisce “onorandini”, e tra i quali è perfino troppo facile individuare chi, forse la maggioranza, è disposto a strumentalizzare Contrada e Palio in cambio di futuri benefici (come purtroppo l’esperienza c’insegna). Il Palio e le Contrade esistono da secoli anche senza la sottomissione alla Fondazione (e forse proprio per questo!), grazie esclusivamente al proprio Popolo. L’attuale gigantismo, la mercificazione e il peso dei poteri economici intorno al Palio ha sminuito il ruolo delle Contrade. Ne è risultato forse aumentato il loro patrimonio immobiliare, ma è stato depauperato irrimediabilmente quel patrimonio sociale e passionale che si basava su veri rapporti interpersonali, sul volontariato e la solidarietà, valori tutti che nulla hanno a che vedere con la nuova Contrada-azienda (a quando la trasformazione in spa?).
Certo che anche noi respingiamo il decreto Tremonti, ma non per i tornaconti personali di cui sopra, bensì perché il governo non deve occuparsi di cose che non lo riguardano come la nostra Fondazione, che esiste esclusivamente per la volontà e i sacrifici della nostra comunità e dove nessun governo in oltre cinquecento anni ha mai messo una lira (semmai hanno prelevato e non poco!).
Concordiamo semmai con Tremonti che in un’organizzazione non avente scopo di lucro si debba lavorare, come era gloriosa e millenaria tradizione della nostra città, a titolo gratuito o a rimborso delle spese, non con compensi da capogiro (il doppio o il triplo di un parlamentare!), e soprattutto non per fini personali e/o per favorire i propri schieramenti politici.
E crediamo soprattutto che la difesa della Fondazione non possa essere affidata proprio a quegli stessi che, con la privatizzazione della banca prima e con la gestione personalistica della Fondazione poi, hanno posto le promesse per il suo scippo definitivo alla Città: prima di tutto, se si vuole salvare il salvabile, questa gente va mandata a casa.
Quelli di Montaperti
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