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Panem et circenses in Piazza del Campo   (6.8.2002)

Finalmente ci sono le prime contestazioni alla martellante campagna pubblicitaria con cui l’amministrazione cittadina si è autoincensata per gli spettacoli lirici gratuiti in Piazza del Campo. Qualcuno comincia a capire che non si può trattare la lirica come una festa dell’Unità e che è intollerabile che si distraggano fondi pubblici da più utili destinazioni.
Ma ciò che più conta è l’acquisita consapevolezza del carattere di “panem et circenses”  che simili iniziative hanno, ossia di manipolazione e addormentamento delle coscienze (farci dimenticare per esempio il furto del Monte dei Paschi) nella più pura delle tradizioni del principe, compresa quella di sistemare la propria privilegiata clientela comodamente seduta davanti alla scena e il resto degli spettatori trattato più come plebe che come popolo
Ma c’è qualcosa che fino ad ora sembra sfuggire a tutti e che è tanto più grave in quanto riguarda la condizione più intima e gelosa della senesità: Piazza del Campo è stata per ottocento anni e fino ad oggi il luogo dove il popolo senese, orgoglioso come pochi altri, ha fatto, come nella sua storia, sempre (sempre!) l’attore protagonista e mai (mai!) lo spettatore. E’ questa la violenza più grave che ci viene fatta: la riduzione da popolo libero a plebe sottomessa e plaudente alla graziosa munificenza del signore (munificenza ovviamente prodotta con i nostri soldi e nella nostra Piazza). Una violenza che è in corso da tempo (basti pensare alle incursioni sotterranee del sindaco Piccini nel Palio e nell’organizzazione interna delle stesse Contrade), ma che mai era stata così inquietantemente plateale e senza veli.
Questa che governa non è più una sinistra (sempre ammesso che una sinistra abbia mai governato a Siena), questa è una destra della peggior specie, elitaria, parassitaria e reazionaria. Bisogna che i suoi elettori se ne convincano. Ma devono fare presto perché si è pericolosamente vicini al punto del non ritorno, oltre il quale una straordinaria civiltà popolare come la nostra, rischia di diventare solo un ricordo.

Quelli di Montaperti

 

 

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