MPS-BNL un matrimonio contro nautura (01.03.2002)
Già nel 1998 a Roma avevano cercato di imporre un matrimonio tra la chiacchieratissima Banca del Lavoro e il virtuoso Monte dei Paschi. Ma allora, leggemmo sulla stampa, una provvidenziale ispezione senese alla banca romana bloccò tutto. Oggi i massimi esponenti del Monte e della Fondazione riparlano di nozze, ma di una nuova ispezione non c’è traccia. Vi ha pensato il mercato però a ricordarci le poche virtuose doti della promessa sposa: quando le voci della combinazione si fanno più insistenti, in Borsa la depressa BNL sale (fa un ottimo affare), e il Monte cede (fa un pessimo affare). Ma il matrimonio si farà lo stesso. Perché?
Inutile cercare la logica dell’operazione perché non c’è. Quando il Monte era pubblico, ossia apparteneva alla comunità senese, questa mai gli avrebbe consentita una simile avventura (qui sta il segreto della sua straordinaria longevità). Ma dopo la privatizzazione il suo controllo, com’era facilmente prevedibile, è passato alla partitocrazia romana, la più clientelare, rapace e corrotta d’Europa, che ovviamente è interessatissima all’affare. Quando le due banche saranno una cosa sola, Siena sarà definitivamente estromessa (qualcuno s’illude che possa spuntarla su Roma se ha perso perfino con Lecce?) e il destino del vecchio glorioso Monte sarà segnato. Basti pensare allo bomba inesplosa dei 4000 dipendenti in esubero che il vorace clientelismo romano ha collocato nella BNL e che si spera di disinnescare, insieme a altri e più gravi problemi, a spese di un Monte visto come ricco e un po’ stupidotto nobile di provincia (per inciso: tra i dipendenti raccomandati romani della BNL e quelli senesi del Monte non è difficile capire chi pagherà).
Partiti e sindacati senesi tacciono, anzi applaudono.
Quelli di Montaperti |