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Il denaro pubblico non produce mai sviluppo    (25.6.2002)

La preoccupazione per il futuro dell’economia del territorio senese, pilotata o spontanea che sia stata, ha dominato l’alluvione di interventi apparsi sulla stampa cittadina dopo l’annuncio del decreto Tremonti sulle Fondazioni. Anche l’Università, che pure dispone di un’agguerrita facoltà d’economia, non ha fatto che unirsi al coro. Eppure a osservatori meno superficiali non può sfuggire che non esiste un solo caso, né nella storia né nella cronaca, di decollo economico di un territorio grazie ad elargizioni di denaro pubblico (anche quello della Fondazione, checché ne pensino i deputati e il loro presidente, è denaro pubblico). Anzi, per un meccanismo perverso ma ben noto, sicuramente noto agli economisti dell’Università, il contributo pubblico, a pioggia o mirato che sia, deprime inesorabilmente le potenzialità economiche delle aree e delle popolazioni interessate, invece di esaltarle.
Centinaia di migliaia di miliardi sono stati sperperati negli ultimi 50 anni nel Meridione: il bilancio dello stato è affondato, ma la disoccupazione è salita al 20-30%. Nel frattempo l’economia del nord Italia, proprio perché non assistita, raggiungeva e perfino superava quella mitteleuropea. Senza andare tanto lontano: a Siena nello stesso periodo si sono dispersi inutilmente migliaia di miliardi di utili del Monte, mentre la Valdelsa realizzava spontaneamente e da sola un invidiabile sistema di imprese e di imprenditori.
Pazienza per sindacalisti e lavoratori, ma non è possibile che questo fenomeno sfugga agli imprenditori senesi, il cui livello culturale si suppone più elevato (non parliamo poi degli economisti dell’Università). Che dire allora? I soldi spesi nel sud sappiamo dove sono finiti (i mafiosi, i politici e le loro clientele sono infinitamente più ricchi e potenti che sotto il fascismo), quelli spesi a Siena ce lo possiamo immaginare. E questa appare l’unica chiave di lettura del coro levato dalla classe dirigente senese contro Tremonti e la sua minaccia di limitare l’autonomia degli elemosinieri della Fondazione. Ecco perché, se non ci si libera prima di questa classe politica (e non facciamo distinzioni di colore), la.Città non avrà futuro economico né di nessun altro genere.

Quelli di Montaperti

 

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