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Il nuovo attacco degli animalisti al Palio  (15.3.2002)

La selezione del cavallo da corsa è cominciata nel 1400 in Inghilterra ed è stata ed è la più impietosa che si possa immaginare a causa del tremendo processo economico-finanziario delle scommesse. Solo pochissimi soggetti, quelli che riescono a vincere o piazzarsi (un 10% del totale), rimangono in attività. Gli altri (il 90%) vengono scartati perché meno veloci o perché infortunati ancorché trascurabilmente. Caso quest’ultimo frequentissimo, perché quella plurisecolare e esasperata selezione, basata esclusivamente sulla velocità, ha teso ad eliminare tutte le caratteristiche negative per un corridore (per esempio la robustezza delle ossa). Ma poiché anche le caratteristiche di equilibrio e pacatezza, indispensabili per un cavallo da diporto ma negative per un cavallo da corsa, vengono eliminate, quel 90% scartato, non potendosi impiegare altrimenti, finisce per essere abbattuto.
In Italia le fattrici da corsa (galoppo e trotto) sono 7000. Da esse nascono circa 4000 puledri l’anno che gareggiano dall’età di 2 anni fino a 6. Ciò significa che negli ippodromi italiani dovrebbero correre qualcosa come 20.000 cavalli. Invece ce ne sono solo 2000 (il 10%, appunto), perché gli altri 18.000 (90%), come detto prima, viene sterminato. Insomma dei 4000 purosangue nati ogni anno il 10%, ossia 3600 (molti di più se vi si considerano anche i mezzosangue da corsa), vengono abbattuti perché non abbastanza veloci o perché infortunati (ma che differenza fa?).
Da questa orribile mattanza si salvano pochissimi soggetti perché approdano al Palio di Siena, per poi finire la propria esistenza in un pensionarlo sulle colline a spese della nostra comunità.

Allora su chi si appuntano gli strali di Feltri (grande frequentatore, si dice, di ippodromi), del suo giornale Libero e di quei fondamentalisti degli animalisti? Sugli ippodromi? Macché, sul Palio, ovviamente, grande sterminatore di cavalli. Perché? Ma perché all’intelligenza c’è sempre un limite. All’idiozia no.

                                                                                             
                                                                                                   Quelli di Montaperti

 

 

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