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Che campagna elettorale!

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28 Febbraio 2001


Mai s'era vista a Siena una campagna elettorale comunale di così infima qualità. I Ds, sempre più divisi al vertice e sempre più sconcertati alla base, sono tornati a scegliere il loro candidato con le primarie proprio come nel 1993: senza alcun confronto sulle idee. D'altra parte poco c'era da discutere: al di là delle facce che appaiono, in realtà ora come allora il confronto durissimo è sempre quello Piccini-Berlinguer, due capotribù che si disputano un feudo: nel 1993 vinse Piccini, oggi ha vinto Berlinguer (chissà per quali reconditi motivi i partitini della coalizione, anch'essi ormai privi di bussola, ne hanno gioito).
Ancora più paradossale la situazione a destra. Quei partiti sono praticamente spariti sia sul piano delle idee che degli uomini. Le notizie che leggiamo sulla stampa confermano i sospetti: con l'eccezione del raggruppamento del Buongoverno, hanno svenduto il proprio elettorato per l'accesso a qualche poltrona eccellente (Fondazione? banche del Gruppo Monte dei Paschi?). Un tradimento perpetrato, con una disinvoltura sinora ignota a Siena, ai danni degli elettori di destra che pensavano di votare per un'idea e invece stanno solo ingrassando pochi unti del signore. Peggio di tutti il movimento l'Altra Siena che sta chiedendo voti senza dire agli elettori se li porterà allo schieramento di destra o a quella di sinistra (c'è chi giura che ne vedremo delle belle).
Forse è vero che altrove succede anche di peggio, ma a Siena la politica con così tanto fango, così ridotta al rango di un foro boario, non s'era mai vista.
E poi tutti quei signori hanno persino il coraggio di lamentarsi perché la gente vota sempre di meno. Bene, presto avranno una sorpresa. Già alle prossime elezioni il partito delle astensioni sarà il partito di maggioranza relativa ed alle successive sarà di maggioranza assoluta. Allora forse, col sistema dei partiti ridotto in minoranza, si potrà ricominciare a pensare che la politica anche in questo Paese possa essere finalmente rifondata. Noi speriamo di esserci.

 

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