Al Direttore del Corriere
di Siena, con la preghiera di pubblicare questa precisazione.
______________________
17.3.2001
Vi ringraziamo per averci citati il 16 marzo. Dobbiamo
però una spiegazione a quei lettori che magari pensano
a Quelli di Montaperti come a un manipolo di goliardi ultra-senesi.
Certo noi rifiutiamo ciò che hanno pubblicamente dichiarato
il direttore delle Scotte Macchi, che vuole ridurre i ricoveri
dei Senesi, e Omar Calabrese, che vuole a Siena una classe dirigente
venuta da fuori perché i Senesi non ne sono all'altezza,
e il vecchio questore, che voleva i Senesi assuefatti ad una realtà
in cui strade e case sono meno sicure (dichiarazioni tutte fatte
nel silenzio totale di quegli altri che oggi vogliono il voto
dei Senesi). Se questo rifiuto vuol dire essere ultra-senesi allora
siamo perfettamente d'accordo.
Ma noi miriamo più in alto, miriamo a portare il Popolo
ad essere gestore delle sue cose, vogliamo l'autogoverno. Il nostro
modello è la Contrada, purissima erede della gloriosa antica
Repubblica, dove tutte le cariche, anche quella del prete, sono
scelte dal Popolo.
Ma ci sentiamo anche eredi di quegli ideali di inizio novecento
che puntavano, dopo tanti secoli, all'autogoverno popolare e di
cui furono contemporaneamente araldi un pensatore della sinistra
atea come Gramsci, uno del centro cattolico come Sturzo ed uno
della destra liberale come Gobetti. Ideali poi messi sotto piedi,
a Siena non meno che a Firenze e a Roma, dai politici che a quei
pensatori ipocritamente si richiamano. Nel dopoguerra al potere
ci sono andati loro (anche per 30 o 50 anni: il doppio di Mussolini)
e il Popolo è rimasto dove era prima: fuori.
Grati per l'ospitalità.
Quelli di Montaperti.
______________________